Storia dei meme di Spider

Valutare la popolarità di un personaggio può essere una questione molto più delicata e complessa di quello che sembra. Ci sono diversi fattori da prendere in considerazione, a partire dal mero valore economico della proprietà intellettuale fino alla capacità di creare affezione nel pubblico. Basti l’esempio di Underground Six, il kolossal di Michael Bay del 2019. Nonostante abbia totalizzato un numero di visualizzazioni nettamente superiore a molte altre produzioni di Netflix, tipo Old Guard, non avrà un sequel per via della sua incapacità di far innamorare il pubblico dei personaggi. O almeno questo è quello che ha decretato l’algoritmo. 

Per capire quanto una serie anime stia facendo presa sui suoi spettatori si potrebbe fare un facile esperimento e basarsi sulla quantità di fan art o di cosplay pubblicati sui vari social, da sempre uno dei modi più facili e diretti per tastare il polso del pubblico. Per un personaggio popolare come Spider-Man la cosa si fa ancora più interessante, essendo praticamente ormai conosciuto da chiunque a livello subliminale. Quattordici serie per la televisione, dodici film dove il suo nome campeggia nel titolo, diciannove videogiochi, un musical a Broadway, una trasposizione giapponese, una cover dei Ramones, tonnellate di merchandising e, naturalmente, decine di migliaia di pagine a fumetti.

Di fronte a una tale potenza di fuoco – e a una serie di altri motivi di cui abbiamo parlato approfonditamente su queste pagine – non c’è da stupirsi se Peter Parker sia ormai impresso a fuoco nell’immaginario collettivo come pochi altri personaggi. Una presenza così scontata e riconoscibile da avere trovato da subito spazio, e in maniera molto generosa, nella produzione memetica di Internet. Forse la forma di riconoscimento più alta a cui si può ambire in questi anni.

La prima apparizione di Spider-Man come meme avvenne probabilmente nel 2002, quando sui monitor di mezzo mondo comparve “Dancing Spider-Man”. Da quanto riporta Knowyourmeme la GIF originale fu caricata sul blog londinese Pants On Head partendo da un file elaborato sul simulatore di danza koreano D-Player. Sempre secondo lo stesso sito, l’animazione sarebbe stata modellata sulla coreografia del brano Illusion della band k-pop Cleo, anche se non ci risulta che il gruppo abbia mai rilasciato un singolo con tale titolo. 

Poco importa, perché l’idea di avere un minuscolo Spider-Man modellato in 3d che balla giulivo su uno sfondo bianco è sufficiente a decretarne il successo immediato. In breve la clip arrivò ovunque e – come vuole il meccanismo intrinseco ai meme – ne nacquero un sacco di versioni alternative. Da quella dove balla Aserejé, passando per quella dove alla danza si accompagna il testo cantato «I’m not gay, I’m not gay, but I dance around in a gay, gay way. I’m not gay, no, no way, but watching me dance will make you gay!», fino all’incontro con “Crippled Spiderman” (2005), meme reso popolare dal sito YTMND e basato sul ritaglio da un catalogo di costumi di Halloween dove vediamo un poveraccio munito di deambulatore travestito da eroe.

how do i shot web spider-man meme

Nel 2003 arriva “How Do I Shot Web?”, tratto da una vignetta pubblicata nel 1984 su The Amazing Spider-Man. Per la precisione da una pagina in cui veniva chiesto ai lettori di segnalare le loro preferenze in fatto di pubblicità. Il contenuto originale del balloon fu eliminato e sostituito con la sarcastica domanda che battezzava il meme. Come vuole la prassi di Internet, nella stagione d’oro dei forum l’immagine fu utilizzata per zittire utenti inesperti e gli ultimi arrivati nel modo più brutale possibile. Alla faccia di ogni possibile appello alla netiquette si potesse fare. Al di là di questi aspetti folkloristici si tratta forse dell’unico meme di Spider-Man tratto effettivamente da uno dei suoi fumetti. La vera miniera d’oro la si trova infatti nella serie animata degli anni Sessanta e nella trilogia di Sam Raimi.

peter parker emo spider-man meme

Proprio da questa prese il via il florido filone di “Emo Peter Parker”, basato sul celebre segmento di Spider-Man 3 in cui il simbionte rende l’impacciato Peter uno smargiasso dotato di ciuffo piastrato. L’opera di Raimi si dimostra terreno estremamente florido per la memetica, dando il via a una serie in grado di durare dal 2007 fino al 2019, quando ha trovato nuovo slancio nello strano crossover “Joker and Peter Parker Dancing” dove il nostro protagonista si è unito al personaggio di DC Comics nell’iconico ballo sulla scalinata del Bronx del film di Todd Phillips. 

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Ognuno dei frame selezionati e congelati in immagini fuori contesto è apparso negli anni in migliaia di varianti, adattandosi di volta in volta ai bisogni del momento. Con il passare del tempo i livelli di interpolazione sono andati a sommarsi, allontanandosi sempre più dal modello originale per andare a includere modifiche all’immagine stessa e concatenazioni con altri contenuti virali. Questo perché, anche se alla base dell’idea di meme dovremmo trovare il meccanismo di propagazione per imitazione, in realtà è la loro continua mutazione a decretarne il successo.

Sempre la prima trilogia cinematografica targata Sony ci ha portato “Peter Parker Crying” – bello ma forse troppo slegato dal personaggio – “Aww Yea Guy” – basato su una stilizzazione di J. Jonah Jameson nello stile reso celebre da “My Brain is Full of Fuck”, “Yao Ming Face” e soprattutto i meme multi-vignetta “Peter Parker’s Glasses” e “Peter Parker’s Spider Bite”. Una forma memetica leggermente più complessa, che comprende un minimo di narrazione interna. Forse proprio questo aspetto li rende due dei frame più fortunati e di facile utilizzo da parte degli utenti, tanto da averli visti in migliaia di declinazioni e contesti lontanissimi tra loro. Da quelli pre-adolescenziali, fino alle pericolose derive alt-right.

YouTube nacque nel 2005 e già dopo pochi mesi, grazie a ”Evolution of Dance” e “Shoes” riuscì a rendere comune il concetto di video virale. Erano anche anni di profonda riscoperta del cinema italiano di genere, celebrati da una serie di retrospettive presso la Mostra del Cinema di Venezia e da tour mondiali come “Italian Kings of the B’s” organizzati da Fondazione Prada (che si era presa anche la briga di pubblicare questo vezzoso cofanetto dedicato al maestro del noir italiano Fernando di Leo). Quentin Tarantino continuava a buttare benzina sul fuoco e non ci volle molto che questi due mondi – cinema di genere dei Sessanta/Settanta e Internet – entrassero in collisione. 

Nel 2007 fu caricato sulla piattaforma il trailer di una strana parodia Spider-Man, e il video diventò subito un piccolo fenomeno. “Italian Spiderman” fu spacciato come un film perduto e ritrovato, prodotto dalla presunta casa cinematografica italiana Alrugo e riportato alla luce da un fortuito ritrovamento. In realtà si trattava di un lavoro scolastico dello studente di cinema australiano Dario Russo, eppure  all’epoca l’operazione sembrava molto più grossa di quello che era.

Nello stesso anno era uscito in pompa magna il film doppio Grindhouse, e in molti cercavano di buttarsi sul carrozzone del b-movie. L’italiano stentato ma tutto sommato puntuale – dove gli errori sembrano quasi sempre troppo al punto giusto per essere casuali – l’esistenza del vinile della colonna sonora stampato e distribuito dalla Soulful Torino sotto il nome di Enzo Bontempi, l’efficacia di quel filmato di tre minuti pubblicato in un momento in cui il pubblico non era ancora cosciente della potenzialità di diffusione di sciocchezze da parte del web erano tra i motivi per cui il finto trailer sembrava nascondere qualcosa

Il filmato ebbe una diffusione tale da convincere la South Australia Film Corporation a finanziare un intero mediometraggio che sarebbe stato poi distribuito via YouTube in dieci episodi settimanali. Sebbene l’età media della troupe fosse di circa vent’anni in molti pensarono a un’operazione virale da parte di qualche brand piuttosto aggressivo. Due anni dopo Diesel avrebbe costruito un’intera campagna pubblicitaria sul porno vintage confermando quanto l’intuizione non fosse poi così errata. A conti fatti Italian Spiderman era solo un omaggio da parte di un gruppo di studenti di cinema australiani a Mario Bava (nel bene) e Gianfranco Parolini (nel male), rincarato da una dose esorbitante di maschilismo, scorrettezza politica e dai “belle melone” di Susanna Dekker, ma ormai il baffuto eroe era diventato parte del pantheon del web.

La deriva vintage del mondo dell’intrattenimento e della cultura pop aprì le porte al recupero della clamorosa serie animata di Spider-Man degli anni Sessanta. La produzione aveva un budget molto basso, che sarebbe andato poi a ridursi ulteriormente con la seconda e la terza stagione. Nonostante la supervisione di Ralph Bakshi, il risultato è spesso molto buffo, e le pezze per risolvere problemi di costi si vedono tutte, tra costumi semplificati e sfondi riciclati. Non c’è da stupirsi quindi se l’Internet memetica non abbia esitato un attimo a fare propri i passaggi più improbabili delle varie puntate. 

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Tra le decine di esempi che si possono fare abbiamo “This is Now A Spiderman Thread” del 2010, “Masturbating Spider-Man” , “Peter Parker Reading a Book” del 2012, “60’s Spider-Man Rhino” del 2015, “I Don’t Need a Doctor, X Will Save Me” del 2018, “Me and the Boys” del 2019 ma soprattutto “Spider-Man Pointing at Spider-Man”. Uno dei meme più celebri della storia di Internet, così radicato nell’immaginario popolare da essere stato il primo a trovare una trasposizione letterale al cinema con la scena post-credits di Spider-Man: Un nuovo universo

Una trovata che si prende gioco della meccanica narrativa resa celebre dal Marvel Cinematic Universe – la scena parte in maniera molto seria e drammatica – ma riconducendola in maniera repentina a un immaginario dissacrante e costituito da layer e layer di ironia forzata. Il giochetto funziona così bene che è stato riciclato anche nel 2022 per pubblicizzare Spider-Man: No Way Home, con il meme messo in scena dal terzetto di attori Tom Holland, Andrew Garfield e Tobey Maguire. Rispetto all’intuizione di Phil Lord e Christopher Miller il risultato è però ormai del tutto normalizzato, finendo per dare l’impressione da meme di gruppo Whatsapp con i colleghi di lavoro.

spider-man meme

Quello che è importante è l’arrivo della memetica come parte integrante della produzione mainstream. Dopo aver modificato il flusso della politica internazionale – tanto da aver cambiato per sempre la propaganda di guerra – era inevitabile che il mainstream tentasse di prendere possesso delle meccaniche interne della più contemporanea delle forme di narrazione. Nel videogame Multiversus il personaggio di Shaggy è completamente basato sul meme “Ultra Istinct Shaggy” – folle crasi tra il mondo di Scooby-Doo e Dragon Ball Z – e il risultato funziona alla perfezione, complice anche il fatto che vada a titillare il mondo dei gamer. Ormai uno dei macro-gruppi sociologici più influenti in assoluto, come ci spiega anche Giuliano da Empoli nel saggio Gli ingegneri del chaos, e in grado di mettere in moto meccanismi rilevanti a livello globale (vale sempre la pena ricordare come la prima grande spinta per l’arrivo sulla scena pubblica dell’alt-right derivi dal famigerato gamergate). 

Certo, non sempre tutto va come i manager vorrebbero. Rimandare nelle sale cinematografiche Morbius di Daniel Espinosa in oltre mille copie sperando di sfruttare l’effetto volano del meme “It’s Morbin Time” è risultato un disastro, confermando il rapporto strano e conflittuale tra cinema e Internet. Basti ricordare il disastro di Snake on a Plane (2006) – primo film scritto in seguito alle scelte degli utenti – o, viceversa, lo strano fenomeno #GentleMinions.  

Quella dei meme è una storia ancora breve, eppure già ricca di derive improvvise e strane accelerazioni. Quelle che sembravano solo buffe JPG o brevi filmati infilati a forza in ogni contesto, si stanno dimostrando una delle derive creative più vitali e influenti di questi folli anni che stiamo attraversando. A oggi il nostro amichevole Spider-Man di quartiere sembra avere avuto le spalle abbastanza larghe per percorrere questo tortuoso sentiero da protagonista e, considerando quanto sia ancora popolare a sessant’anni dal suo arrivo nelle edicole, siamo certi che non intenda smettere di farlo proprio adesso. Che si tratti di mettere in scena strani paragoni tra Phineas e Ferb ed Elon Musk (2019) o presentarsi come uno dei più improbabili relatori della storia (2019).

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