I migliori anime del 2022

Il 2022 si è ormai concluso, e come per tante altre questioni è giunto il momento di stilare le classiche liste post fine anno: non solo un riepilogo per ricordarci cosa abbiamo vissuto, ma anche un promemoria che ci permetterà di confrontare le esperienze del 2023 con quelle del periodo appena concluso. Certo, se si parla di anime l’elenco è ancor più divertente da fare: siete pronti a conoscere i migliori anime del 2022?

Pensate di ricordarvi tutti i migliori anime licenziati in Italia nell’anno che è appena terminato? Credete che questo 2022 sia stato migliore del 2021? E sareste disposti a scommettere che sarà peggiore rispetto a quello che verrà?
Tutte domande alle quali potrete avere risposta solamente leggendo il nostro articolo, ormai un vero e proprio appuntamento di fine anno (qui l’edizione 2021): senza ulteriori indugi ecco quindi a voi i nostri migliori 10 + bonus, tra prime stagioni e sequel, per l’anno che abbiamo appena salutato.

My Dress-Up Darling

Quest’anime della stagione invernale di Crunchyroll ha spopolato nel nostro paese, tra video, meme e gente che ne ha imitato i graziosissimi cosplay. In 12 episodi My Dress-Up Darling ci narra infatti le vicende legate a due personaggi: Marin Kitagawa, una studentessa dalla straripante passione per i cosplay, e Wakana Gojo, creatore di bambole Hina.
A prima vista potrebbe sembrare uno di quegli anime romantici con parecchio fan service, dove due persone dal carattere opposto si innamorano, ma in realtà c’è di più: il suo successo infatti non è principalmente dovuto alle scene provocatorie o di semi-nudità, ma alla capacità narrativa di un titolo che, pur affrontando tematiche care al mondo creativo nerd (come già fatto da Billy Bat, Bakuman o il recente Look Back) le rende centrali, senza però che queste siano comprensibili solo ad un certo tipo di pubblico.

Sia il comparto grafico sia la composizione delle scene (ad opera dello studio CloverWorks) sono di un livello superiore a ciò che ci si aspetterebbe per un titolo simile. Oltretutto la regia sa coinvolgere e appassionare, facendo leva sulle emozioni care agli amanti delle fiere del fumetto e a chi, come me, vorrebbe andarci ogni volta con qualcosa di confezionato personalmente. La componente romantica in tutto ciò aiuta a farsi trascinare in questo affascinante mondo, dove mondanità e vita comune si alternano all’impegno e ai desideri di chi vuole seguire le sue passioni con tutto il cuore. Un anime tranquillo e piuttosto semplice, narrativamente parlando, che però si esalta sui dettagli: ricostruzioni precise, sottointesi, solidi backgrounds, premesse studiate e, come già detto, un fan service mai fuori luogo. Insomma, con il materiale a disposizione fa un lavoro quasi perfetto e proprio per questo, a prescindere dal genere, dovreste concedergli una possibilità!

Ranking of Kings

Ranking of Kings

La prima sorpresa dell’anno l’aveva sicuramente offerta Ranking of Kings. Il titolo della stagione invernale 2022 di Crunchyroll, tratto dal manga ancora inedito in Italia del quasi sconosciuto Sōsuke Tōka, era stato inizialmente ignorato da molti forse per il suo stile inconsueto, quasi per bambini, nonostante le ottime premesse. Lo studio WIT non è nuovo a questi avvenimenti, con una distribuzione spesso inferiore a quanto meritato: nonostante lavori di grande abilità e tecnica, con anime che in molti considerano eccellenti (me compreso), ha sfornato solo negli ultimi due anni titoli come Great Pretender e Vivy: Fluorite Eye’s Song (dopo il successo di Vinland Saga), completamente differenti tra loro per animazione, eppure entrambi distintivi e godibili. Lo stesso marchio ha contraddistinto i 23 episodi di Ranking of Kings: un tratto ancora una volta diverso, semplice e fiabesco, con uno stile che sembra staccarsi da quello classico giapponese per avvicinarsi a titoli occidentali simili a RadiantOver the Garden Wall, o Wakfusia come grafica sia per contenuti emotivi.

La storia che narra delle avventure del principe Bojji è come una brezza di nostalgia: un’avventura alla ricerca di se stessi e di una forza sufficiente a difendere i propri amici, che ti riporta alle prime scene di ONE PIECE quando, sullo sfondo delle iniziali avventure dalle tinte dolci, comparivano nemici che sembravano invincibili e misteri così grandi da non farti dormire la notte. Tra l’altro questa prima serie, talmente ben gestita che potrebbe essere tranquillamente autoconclusiva, appare proprio come una quest introduttiva a un vastissimo mondo che si spera di vedere nel 2023, con la già annunciata seconda stagione.

Non si tratta quindi del solito shonen, perché i combattimenti, per quanto centrali, finiscono quasi sempre per lasciare spazio a tematiche davvero incisive, come guerra, morte, vendetta, amicizia, famiglia e disabilità, trattate con grazia e mai con superficialità. Appare invece come un originale guida alla crescita in un mondo fantasy dal background incredibilmente delineato.

Dal comparto grafico a quello narrativo tutto è sorprendente: inquadrature e sceneggiature sono superbamente associate alla storia e alla colonna sonora, e sono in grado di trasmettere più emozioni della maggior parte delle animazioni più particolareggiate. La seconda opening è poi una lezione gratuita su come dovrebbero essere create le sigle d’apertura. Che dire, giudicatelo da voi, ma sono certo che dopo i primi episodi lo divorerete più rapidamente delle patatine.

Lycoris Recoil

Lycoris Recoil - Recensione

La stagione estiva del 2022 era iniziata con un vero e proprio gioiellino: Lycoris Recoil, serie originale della A-1 Pictures in 13 episodi di puro intrattenimento. Ad uno sguardo superficiale questo titolo poteva sembrare il solito poliziesco con personaggi kawaii, creato al solo scopo di colpire al cuore l’ampio pubblico in cerca della nuova Waifu stagionale (come per My Dress-Up Darling). Le Lycoris, ragazze addestrate a svolgere omicidi su commissione, appartengono infatti a questa categoria.

Tuttavia si tratta solamente della superficie del grande iceberg che compone questo titolo raffinato: una conduzione artistica maestosa, con disegni dinamici, fluidi e colorati, dialoghi ben costruiti, contesti curati, personaggi da subito in grado di suscitare empatia e una colonna sonora coinvolgente sono infatti il vero tesoretto di questo slice of life dai tratti di un telefilm di azione.

I pregi sono davvero molti, dai dialoghi puliti e divertenti, all’assenza di tempi morti, con scene che scorrono velocemente o scenette che catturano l’attenzione tra un attimo di calma ed il nuovo risvolto nella trama. Anche le tematiche sono curate, con punti legati al valore della vita, alle innovazioni tecnologiche, alle relazioni (con personaggi cardine dal forte character design inseriti in modo perfetto), al vasto mondo del crimine e allo scopo che ci prefissiamo nella nostra esistenza.

Gli episodi intrisi di umorismo e quotidianità galoppano come in un classico giallo/poliziesco, accelerando di fronte a fatti sconvolgenti e a scene d’azione presentate con una piacevole naturalezza, sino al forcing finale caratterizzato da colpi di scena disarmanti e continui sali-scendi di tensione. Un titolo che ha davvero tutte le caratteristiche necessarie a catturare anche gli animi più duri, che verranno messi a dura prova nel trattenere le lacrime. Non possiamo che consigliarvi caldamente di guardarlo, qualsiasi siano i vostri interessi nel vasto mondo degli anime.

Dance Dance Danseur

Dance Dance Danseur

Protagonista della stagione primaverile di Crunchyroll  in compagnia di SPY x FAMILY, l’anime di Dance Dance Danseur è riuscito a convincerci, parlando di un argomento tanto arduo come la danza classica. Undici episodi divorati in un attimo, tra performance ammalianti, musica classica e sentimenti scombussolati. E no, non si tratta di una copia di Welcome to the Ballroom (sottovalutatissimo titolo dedicato al genere, che vedrà finalmente nei prossimi mesi la sua pubblicazione del proprio manga anche in Italia).

Dance Dance Danseur infatti ha saputo distinguersi egregiamente: non solo l’ambientazione della danza classica è ricca di novità, ma si diversifica anche per argomenti e animazioni. Lo Studio Mappa, che eccelle nel rappresentare lineamenti e gesti sportivi, aggiunge anche questa volta un tocco di stile diverso, come un nuovo e aggraziato modo di raffigurare il volto o di focalizzare l’attenzione sui punti salienti che ve ne farà ricordare le movenze per parecchio tempo.

Ma parliamo anche della trama! Questa vede un “principe”, un ragazzino che vorrebbe diventare un ballerino professionista, il “primo” del Bolshoi, intraprendere questa carriera quando tutti i suoi coetanei sono molto più formati di lui. Il sogno di Junpei si intreccia con quelli di Miyaco e Ruou, che lo aiuteranno, facendo tuttavia riaffiorare sentimenti contrastanti, tra amore, invidia, odio e gioia. le storie personali poi, un misto di sacrifici, soprusi e bullismo, ricreano gli atti di una moderna tragedia. Queste emozioni, negli atti narrati su brani classici, vengono raccontate sia tramite la danza che attraverso la vita stessa dei tre protagonisti, danzando tra attimi di allenamento, vita reale, spensieratezza e teatralità, con una lotta per un romantico finale performata sulle note del lago dei cigni.

Sicuramente questo titolo ha il merito di aver avvicinato molti spettatori alla musica classica, con autori del calibro di Čajkovskij (o Tchaikovsky), i cui brani erano noti forse solo a chi aveva indagato su L’incantesimo del lago, aveva visto Lo schiaccianoci oppure ai vari metallari che ne ascoltano le cover. Per il resto, provare per credere!

SPY x FAMILY

SPY x FAMILY, andato in onda con un totale di 24 episodi, divisi in due blocchi, rispettivamente nella stagione primaverile di Crunchyroll e in quella autunnale, è stata una boccata di freschezza per tutti. Non solo il titolo di Tatsuya Endo, noto come “Axeman” per le serie tranciate dopo il poco gradimento, ha avuto apprezzamenti altissimi, ma questo prodotto nato dal sodalizio tra WIT Studio e CloverWorks ha portato sugli schermi un’animazione che da sfoggio di abilità, tecnica e sapiente uso dei colori, esteticamente superlativa.

La storia di questa commedia di spionaggio è piuttosto semplice: in un mondo ispirato all’Europa dopo la Seconda guerra mondiale, nel quale Ostania e Westalis (divisi da una vera e propria cortina di ferro) stanno cercando di ristabilire relazioni pacifiche, qualcuno lavora nell’ombra per riaccendere la fiamma dello scontro. I sospetti ricadono su Donovan Desmond, importante politico dell’Ostania, e per confermarli viene inviato Twilight, la spia più abile dell’Ovest, maestro di travestimenti, inganni e furtività. Il modo più sicuro per avvicinarsi a lui è però quello di farsi amico suo figlio, che studia all’Eden College. Loid Forger (identità fittizia di Twilight) è così costretto a crearsi una famiglia di facciata con Yor (una killer abilissima) e Anya (che possiede poteri psichici)…Il tutto senza saperlo!

Come in Mr. & Mrs. Smith, le premesse per un misto di azione e sentimentalismo ci sono tutte: equivoci e malintesi, scenette buffe alterante ad background crudi e sofferti, problemi politici e privilegi da adulti che si scontrano con le esigenze di una normale vita scolastica,  un lavoro che si trasforma in una originale famiglia e “missioni” che sanno catturare l’attenzione, sia nella serietà che nell’ironia. Ogni personaggio (non solo i protagonisti) funziona alla perfezione in questa “parodia” di una classica spy story, e tra azione, combattimenti, e attimi di pucciosità dell’ormai famosissima Anya (che ha spopolato con i suoi meme) gli episodi voleranno. Questo titolo saprà davvero stupirvi!

BLUE LOCK

BLUE LOCK ha funzionato? Giappone batte Germania ai mondiali di calcio

L’ annunciassimo e originale spokon sul calcio (che già vi avevamo presentato qui), prodotto dallo studio 8Bit (lo stesso di Vita da Slime), ha debuttato tra i colossi di della stagione autunnale con 24 episodi in contemporanea alla Coppa del Mondo FIFA (dove il Giappone non ha certo sfigurato), ottenendo altrettanti elogi.

Dopo un altro titolo molto amato sull’argomento, ovvero Ao Ashi, anche BLUE LOCK si è posto come obiettivo quello di raccontare come si cresce un fuoriclasse: l’anime si pone infatti l’obiettivo di forgiare un campione per vincere la somma competizione alla quale i giapponesi anelano sin dai tempi di Captain Tsubasa. Lo fa però modo in un modo tutto suo, tipico dei titoli in stile survival game.

La trama è originale, ma semplice. Tutti gli attaccanti promettenti di varie squadre, tra cui il protagonista Isagi Yōichi, vengono invitati da Ego (un nome, una garanzia!) in una struttura chiamata appunto BLUE LOCK, dove, tra sfide al cardiopalma, allenamenti inconsueti, inganni, sfoggio di abilità ed evoluzioni personali possono avanzare solo quelli destinati a emergere dalla massa, fino a quando rimarrà solamente l’attaccante di cui il Giappone ha bisogno.

A questa trama divertente e inconsueta si aggiunge un comparto tecnico di tutto rispetto: animazione esplosiva, muscoli in tensione, dettagli tipici dei personaggi di Haikyu!! (dal background ai movimenti) e soprattutto sceneggiatura in grado di esaltare la competizione e le emozioni dei personaggi quasi ogni minuto. Le efficaci idee e gli sviluppi agonistici di questo gruppo di attaccanti in competizione tra loro sono ben supportati da una regia quasi sportiva, che accompagna lo spettatore azione dopo azione, rendendo epici anche momenti e azioni che quasi risultano ovvie. Un amante del calcio non potrà che apprezzare questo continuo distruggere e ricreare, destrutturando il concetto del calcio e l’idea che comunemente si ha di una squadra, e gli episodi (con un sempre provvidenziale cliffhanger verso la fine) vi renderanno dei tifosi. Anche in questo caso lo stile del manga non è stato per nulla intaccato e le aspettative sono state mantenute, provare per credere!

Bocchi the Rock!

Bocchi the Rock!

I titoli musicali sono sempre un terno al lotto: Beck, Nana, Sound! Euphonium, Given, Your lie in April, il recente Paripi Komei… Sono pochi quelli che riescono a catturare le simpatie del pubblico e a rimanere impressi nel tempo, o grazie alla trama o alle note musicali. Bocchi the Rock!, in un modo molto simpatico e “scazzato”, saprà coinvolgervi sino a rientrare in questa lista, pur raccontando la classica storia di una ragazzina insicura piena di talento che cerca di esprimersi con la musica.

Hitori Gotou è infatti una studentessa con una grande passione per la chitarra: si allena assiduamente, pubblica video su YouTube con migliaia di visualizzazioni, ma non è mai riuscita per la sua timidezza e ansia sociale, a legare con le sue coetanee e a condividere ciò che prova, così come a realizzare il suo sogno di avere una band. Il destino però finisce per trascinarla, volente o nolente, in questo mondo dove appare fuori luogo come un plettro nella minestra, rendendo questo comico slice of life piacevolissimo.

Per quanto riguarda la resa grafica lo studio Cloverworks è una garanzia: tra animazioni bilanciate, ma molto variegate, colonne sonore adeguate ad un titolo musicale e tanti momenti divertenti, tendenti anche all’assurdo, riesce a ottenere un prodotto succulento, in grado di nascondere qualche difetto sotto carrellate di ironia, luoghi comuni e passioni amalgamate ad arte. Colori puri e distintivi, una regia da telecamera (anche in prima persona), e movenze trascinanti negli attimi centrali fanno il resto.

Bocchi the Rock, inoltre, alterna momenti di serietà, che raccontano le difficoltà di chi si approccia a questo mondo, di chi soffre di insicurezza, e la profondità di una passione fatta di chitarre, accordi e duro allenamento, ad attimi quasi insensati, “cutie” e piuttosto spontanei, con animazioni spesso stilizzate, che alleviano il peso di questo mondo.  Non potrete scordarvi i viaggi mentali della protagonista, né le sue azioni di fronte alle difficoltà e agli imprevisti (come nell’ultimo episodio), perché la bellezza di questo anime ruota proprio attorno a questo mix di fantasia e realtà. La musica, certo, è importante, ma il suo vero apporto lo vedremo, probabilmente, soltanto con un seguito. Intanto guardatevi questo per essere pronti alla seconda stagione.

Chainsaw Man

Top incontrastato della stagione autunnale non potevamo che inserire anche l’attesissimo titolo di successo nato dalla mente del maestro Tatsuki Fujimoto, ovvero Chainsaw Man. Tanto clamore, pressione e critiche (in molti casi futili), ma l’anime di 12 episodi è stato all’altezza dell’hype che aveva generato. Forse la sua presenza in questo articolo vi sembrerà scontata, ma non lo è stata sin dall’inizio: le difficoltà nel rendere animato un titolo tanto particolare, nonché i dubbi sollevati sull’uso della CGI, sono scomparsi puntata dopo puntata, perché il livello quasi cinematografico garantito dallo studio MAPPA per questa serie ha saputo conquistare (quasi) chiunque.

Un anime che risulta molto ispirato a Dorohedoro (dello stesso studio) e che ne sfrutta tutti gli aspetti che l’avevano reso tanto amato, dalle scene umoristiche a quelle di rancore e disperazione. D’altronde in questo mondo saper rappresentare la pazzia risulta fondamentale: tra forze che accrescono di potere in base a quanto sono temute serve qualcuno che non le tema, anche se per i motivi “più stupidi”. Qui entra in campo Denji, un ragazzo che, dopo aver vissuto nella miseria con il demone cane-motosega Pochita (che usa per tagliare alberi, rendiamoci conto!), finisce per essere tradito e ucciso. Rinascerà così con il cuore sostituito da quello del suo caro animaletto, ottenendone però anche i suoi incredibili poteri, che finirà per usare non solo per vendicarsi, ma anche per ricercare, assieme ai suoi compagni Aki e Power, lo stile di vita agiato che tanto desiderava, fregandosene di tutto il resto.

Scene psicologiche o disturbanti si alternano a combattimenti tanto evocativi da percepirne il terrore, dove le immagini sono più significative della parole; trama e personaggi folli, ma perfettamente incastrati in un mondo dove gli ingranaggi girano alla perfezione per creare suspense, curiosità e ammirazione. A tutto ciò lo studio MAPPA accompagna una regia dinamica e ambientazione dai colori incisivi, forse meno cupa del manga, ma ottima per lo schermo, in grado di sostenere i combattimenti di Denji e della sua combriccola di disadattati. I continui cambi di registro non potranno che sconvolgervi, facendovi accettare l’opera e i suoi protagonisti nella sua interezza. Insomma, tra colonna sonora (con una opening spettacolare), animazione, regia e dialoghi, abbiamo ottenuto una prima stagione con poco da recriminare, che ci ha fatto vivere il capolavoro di Tatsuki Fujimoto a incomparabili livelli di epicità.

Mobile Suit Gundam: THE WITCH FROM MERCURY

Mobile Suit Gundam: THE WITCH FROM MERCURY – Prime impressioni

Manca un solo episodio alla fine del primo cour della nuova serie di Gundam, la prima nuova produzione televisiva realizzata a sei anni di distanza dal termine dell’ultima, Tekketsu no Orphans, ma Mobile Suit Gundam: THE WITCH FROM MERCURY ha già saputo dimostrare il proprio valore. La strega di Mercurio ci porta in una nuova ambientazione per la storica saga, un nuovo calendario, ancora una volta indipendente dagli altri chiamato Ad Stella. Dopo un prologo capace di lasciare in lacrime anche i veterani della serie, l’ambientazione si sposta nell’accademia tecnologica Asticassia, dove la giovane Suletta Mercury, accompagnata dal suo Gundam Aerial, si appresta a cominciare la sua nuova vita e a depennare dalla sua personale lista tutte le cose che ha sempre desiderato fare.

La prima protagonista di sesso femminile per una produzione animata della saga farà la sua conoscenza con Miorine Rembran, figlia del presidente del gruppo che gestisce l’istituto, credendo di aver salvato la sua vita, ma avendole impedito invece una fuga alla volta della Terra. Per farsi perdonare, la nostra eroina deciderà di affrontare un duello fra Mobile Suit al posto suo: è così che vengono risolte le dispute all’interno di Asticassia. Vincendo contro il suo pedante promesso sposo, tuttavia, Suletta diventerà l’Holder, nonché il futuro marito di Miorine.

Per la prima volta nella storia di Gundam, la trama di The Witch from Mercury non comincia con una guerra, ma getta le basi per farci conoscere il meglio possibile tutti i protagonisti che, nelle fasi finali di questa prima parte, si ritroveranno coinvolti in una storia di vndetta, un conflitto fra corporazioni e una disputa razziale fra gli abitanti dello spazio e quelli della Terra. Con animazioni al top, una colonna sonora memorabile e un mecha design che ha già registrato il sold out in tutto il mondo in termini di GUNPLA, The Witch from Mercury ha saputo reinventare ancora una volta un franchise con più di quarant’anni alle spalle, in maniera moderna, divertente e appassionante. E come non adorare le due protagoniste e il loro ambiguo rapporto tra fidanzate?

Cyberpunk: Edgerunners

Yoh Yoshinari (TRIGGER) sarà ospite del Lucca Comics & Games 2022

In un anno caratterizzato da veramente pochi titoli degni di nota esterni alla piattaforma di Crunchyroll, Cyberpunk: Edgerunners rappresenta una piacevolissima eccezione. I 10 episodi di questa stagione estiva, disponibile su Netflix hanno, fatto parlare davvero tanto (e giustamente) sia per gli apprezzamenti grafici e narrativi, sia per i meme che per le curiose polemiche legate ai personaggi.

La storia, ispirata al famoso e travagliato titolo di CD Projekt RED, è ambientata nel più conosciuto e curato elemento del gioco, ovvero Night City, e segue l’avventura del giovane David Martinez: a seguito di alcuni sfortunati eventi il ragazzo si fa installare un impianto militare Sandevistan, che gli dona riflessi e movimenti al limite della fisica, e diventa un provetto criminale su commissione. Tutti però sono a conoscenza della fine alla quale incorrono gli utilizzatori di questa tecnologia: impazzire. Ed è proprio su questa tensione, su questo destino che sembra ineluttabile, che si gioca tutta la trama e le relazioni tra i personaggi.

Tutto il resto è un sublime lavoro dello studio TRIGGER, che sa accompagnare perfettamente le atmosfere e le ambientazioni del gioco con tecnica, colori e regia: sceneggiature esplosive, colori fluo, fantastici giochi luce-ombra, una colonna sonora perfetta, e una narrazione con qualche problemino, ma sempre elevata e in grado di offrire emozioni continue. Tutti gli elementi, anche quelli non originali, risplendono in questa saga: i personaggi hanno tratti stereotipati ma sono sufficientemente caratterizzati da risultare piacevoli e insostituibili, così come la storia risulta interessante e coinvolgente, nonostante i tanti spunti tagliati e gli elementi quasi scontati. Un titolo che è incredibilmente riuscito a focalizzare l’interesse non solo dei fan del gioco, ma anche dei “normali” amanti dell’animazione, catturati da un mondo intriso di sregolatezza, cyberpunk, follia e azione.

I Bonus

Pensavate fosse finita qui? Non ci siamo certo dimenticati dei grandi sequel in corso! Ma sarebbe stato ingiusto attribuire troppo spazio a titoli che già ne hanno ricevuto nelle scorse stagioni. Per questo, per chi sta pensando di iniziare una di queste serie o per chi non sa se continuarle, ecco un breve elenco dei migliori sequel di quest’anno.

Kaguya Sama – Love is war (stagione 3)

KAGUYA-SAMA: LOVE IS WAR, annunciato un film cinematografico

La terza stagione di Kaguya sama – Love is war  si è dimostrata forse la migliore del titolo, non tanto per il comparto grafico, ma per l’azione in sé, tra sviluppi di trama e novità introdotte che hanno reso la maggior parte degli episodi intriganti e incantevoli. In questi 13 episodi della stagione primaverile a marchio A1-pictures potremo finalmente assaporare le battute decisive di questo lungo match tra i due innamorati, Shirogane e Shinomiya, con uno sfoggio di strategie e comicità sempre geniali e divertenti. Non mancheranno episodi strappalacrime, né scene da batticuore, ma per la maggior parte del tempo potrete divertirvi tra incomprensioni, giochi, esibizioni canore e citazioni cult.

Un’animazione sempre ottima, ricca di esperimenti, e una trama mai ripetitiva rendono poi, ancora una volta, indimenticabile la serie: adorerete gli sguardi e i colori degli occhi di Shinomiya, così come le espressioni di vittoria e di sconfitta di tutto il consiglio studentesco! Non si può chiedere altro dal miglior anime parodistico sull’amore in circolazione negli ultimi anni.

Demon Slayer (stagione 2)

DEMON SLAYER: la Stagione 2 doppiata in italiano su Crunchyroll

Uno dei grandi successi animati degli ultimi anni si è ripreso la scena nella stagione invernale, con gli 11 episodi della saga del Distretto dei piaceri che hanno seguito i 7 dell’arco narrativo del Treno Mugen, usciti anche sotto forma di film al cinema. La seconda stagione del famoso titolo incentrato sulla storia di Tanjiro e della sua lotta contro i demoni per poter salvare la sorella Nezuko, vede appunto il protagonista investigare sulla presenza di una luna crescente nel quartiere dei piaceri, aiutato dal Pilastro del Suono. Abbiamo già discusso a lungo sulla poca originalità di alcune trovate narrative, ma il titolo si dimostra ancora una volta in grado di accrescere i suoi punti di forza a tal punto da mettere in ombra le sue poche debolezze.

Trascinato dall’animazione spettacolare dello studio ufotable gli episodi si susseguono tra sfarzi di colore su sfondi truci e scintille di speranza in un mondo oppresso da malvagità e progresso. Di pari passo al sapiente uso della CGI e alle inconfondibili tonalità del titolo aumenta anche l’intensità dei combattimenti, ostentando tutto il peso narrativo e grafico di battaglie sempre più ardue, con tecniche che appaiono quasi una danza di luci più che movenze da spadaccini. Da non perdere assolutamente!

Danmachi (stagione 4)

Amazon Prime Video: gli anime in uscita a ottobre 2022

Uno dei titoli meritevoli e giustamente sottovalutati per la sua partenza in stile ecchi/harem (d’altronde il sottotitolo era e rimane: È sbagliato cercare di incontrare ragazze in un Dungeon?), che però ha saputo cambiare registro trasformandosi in un’anime d’azione di eccellente livello ad ambientazione D&D, è sicuramente Danmachi. La prima parte della quarta stagione, andata in onda nel periodo estivo con 11 episodi, ha proseguito non solo con uno stile d’animazione caratteristico (J.C.Staff) ricco di ambientazioni oscure e di ombre, ma anche su un livello narrativo truce e sofferto, facendoci assaporare situazioni di vera difficoltà esplorativa, senza lesinare su morti e disperazione in un modo che altri titoli del genere non riescono a rendere.

Certo, la stagione non ha raggiunto i livelli quasi epici dell’arco narrativo degli Xenos (complice il finale troncato in attesa del 2023), ma non rimarrete delusi dalle pieghe prese: malvagità, incomprensioni, segreti, ma anche speranza e nuovi tecniche accompagneranno Bell e il suo party nelle profondità dei dungeon, alternandosi a brevi attimi di gag e ironia tipici del marchio. Rimarrete ancora una volta catturati dall’intrattenimento che questa continua esplorazione per elevare il prestigio della Familia Hestia sa offrire!

L’attacco dei Giganti (stagione 4 parte 2)

La stagione primaverile di Crunchyroll era partita sul fragore di Shingeki no Kyojin, con la seconda parte del finale della serie che però si era concluso con un “arrivederci, ci vediamo nella terza parte”. Questo però non toglie i pregi che i 12 episodi dello studio MAPPA hanno saputo riproporre ancora una volta sugli schermi!

Le vicende di Eren contro il mondo proseguono oltrepassando il genere dello shonen, per dare vita a una ambientazione ricca di psicologia e politica, dove diventa difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Il risultato è un’evoluzione dei personaggi e della trama che ha dell’incredibile: eventi che si intrecciano drammaticamente, l’apparizione di Ymir, gli orrori della guerra e delle lotte interne, la lunga disquisizione su ciò che è necessario fare per ricercare la salvezza e sul destino del popolo di Paradis…

Tra sangue che scorre a fiumi (come sempre) e correnti di idee inconciliabili diventa difficile mantenere una propria morale. Così L’attacco dei giganti riesce a portare avanti una tragedia senza fine, mantenendo un hype altissimo, sostenuto (è ormai ripetitivo dirlo) dal grande lavoro dello studio Mappa, tra regia, OST e colori/tratti in grado di rendere tangibile l’oppressione, le indecisioni e la spietatezza dei personaggi rappresentati. Insomma, ci troviamo di fronte ad un altro tassello di qualità per un anime destinato a fare storia.

My Hero Academia (stagione 6)

MY HERO ACADEMIA: data di uscita per la Stagione 6

Con i 25 episodi della stagione autunnale, lo shonen sui supereroi più famoso degli ultimi anni è giunto ormai alla sesta parte. Dopo i precedenti alti e bassi dello studio Bones, qui la recensione della quinta stagione, l’anime riparte su ritmi serrati per non abbandonarli: gli attimi più esaltanti e tragici per il gruppo dei villain condizionano inesorabilmente gli episodi, arricchendoli di background, colpi di scena e note più tragiche rispetto ai toni spensierati ai quali la serie ci aveva abituato. Deku e i suoi compagni, in questa esaltante battaglia tra supereroi e supercattivi, non sono infatti i veri protagonisti di questo arco narrativo dominato dalla crescita di Shigaraki, e questo aggiunge una nota originale e ben studiata nel mondo di My Hero Academia, che rende il titolo più profondo rispetto alle precedenti stagioni.

Le animazioni invece non sono ancora una volta il punto forte, ma sono sufficienti in questo caso (soprattutto negli attimi decisivi) a rendere la incisiva la narrazione, sostenendo le emozioni dei combattenti: rabbia, rancore e disperazione infesteranno le scene, insinuandosi nelle vostre emozioni, accrescendo la vostra curiosità verso questo mondo di pace che davate ormai per scontata.


Quali sono stati i vostri anime preferiti per questo anno che è appena terminato? Fatecelo sapere nei commenti e fateci sapere quanti di questi anime avete già visto e quali vi piacerebbe vedere nei prossimi mesi.

I migliori anime del 2022