La satira con una pistola alla tempia



30 dicembre 2022 10:40

“Ciao papà”.
“Ciao figliolo, com’è andata a scuola?”.
“Bene, ho sentito una barzelletta fantastica, vuoi ascoltarla?”.
“Certo, racconta”.
“Allora: in un’auto ci sono questo prete e questo ministro, come si chiama, rabbino! E…”.
“Fermati subito! In questa casa non scherziamo con la religione”.
“Ma dai, papà, è davvero bella”.
“Non parlarmi così: si parte con le barzellette sulla religione e si finisce con della robaccia ateistica come il numero di dicembre della National Lampoon. Ci si prende gioco di santi, preghiere, soldi e tutto ciò che è sacro. Questo numero è schifoso e ripugnante, ed è lì che ti porteranno le tue piccole barzellette”.
“Ok, papà, scusa”.
“Va bene figliolo, sei perdonato. Ah, figliolo…”.
“Sì papà?”.
“Stasera dormirai con tua madre, tocca a me dormire con tua sorella”.

Negli anni settanta negli Stati Uniti milioni di persone ascoltavano in radio storie come questa, create da un gruppo di ventenni convinti che non ci fosse niente che non potesse essere detto e che gli Stati Uniti avessero seriamente bisogno di una sveglia. A dare inizio a tutto furono Doug Kenney e Henry Beard, ex studenti di Harvard che avevano lavorato nell’Harvard Lampoon, una rivista satirica fondata nel 1876. Nel 1969 acquisirono i diritti per pubblicarne una versione nazionale, e nella primavera del 1970 uscì il primo numero della National Lampoon.

La rivista ebbe un successo strepitoso, raggiungendo una tiratura di un milione di copie alla fine del 1974. L’anno prima, sul numero di gennaio, era uscita la copertina più famosa della storia della rivista: un cane in primo piano con una pistola puntata alla testa e il titolo: “Se non compri questa rivista, uccideremo questo cane”.









A sinistra il numero di marzo 1977, a destra quello di gennaio 1973.







Era il periodo in cui si consolidava la reazione conservatrice ai movimenti progressisti degli anni sessanta. Una reazione che aveva portato Nixon alla presidenza nel 1968, grazie principalmente ai voti della classe media borghese. La National Lampoon prendeva di mira il senso comune e le ipocrisie di quella società. Tra i maggiori successi delle rivista c’è la Parodia dell’annuario scolastico del 1964, che vendette più di due milioni di copie e fu un lavoro colossale, in cui le storie degli studenti e del personale scolastico si intrecciavano fino a costruire una sorta di romanzo. Anni dopo l’annuario fu riadattato per un film, ambientato non al liceo ma all’università – Animal house di John Landis con John Belushi – che a sua volta ha creato un nuovo genere di commedia. Alla National Lampoon si deve anche la nascita del Saturday night live, uno degli spettacoli tv statunitensi più famosi nel mondo.

La rivista rimase in edicola fino alla fine degli anni novanta, ma la spinta creativa iniziale si era esaurita molto tempo prima. Nel 1975 Beard la vendette per sette milioni di dollari. Quanto a Kenney, dopo il successo di Animal house si dedicò al cinema. Nel 1980, mentre era in vacanza alle Hawaii, morì in circostanze poco chiare, cadendo da un dirupo (“stava cercando un punto migliore da cui saltare ed è scivolato”, disse scherzando un suo amico della National Lampoon). In ogni caso, la rivista ha influenzato la cultura statunitense dei decenni a venire. Molta della satira fatta ancora oggi, e non solo negli Stati Uniti, viene da lì. È vero soprattutto per un format, quello dei finti articoli di giornale. Ne ho raccolti un po’ dalla National Lampoon e da autori più recenti.

Molte notizie inevitabilmente erano sul Vietnam. Eccone due dal numero di settembre del 1972.

Gli studi completati di recente sulle fotografie aeree hanno portato la comunità scientifica a speculare intensamente sulla possibilità che ci sia vita nella regione settentrionale del Vietnam del Sud. Tra gli enormi crateri e in porzioni delle vaste aree di pianura costiera, così vuote da dare l’impressione che siano state ripulite da giganteschi bulldozer, i ricercatori hanno scoperto piccole macchie scure. Secondo alcuni biologi ottimisti, potrebbero essere cespugli che in qualche modo riescono a sopravvivere nel terreno ostile.

A differenza della Luna, la regione vietnamita di Quảng Trị è provvista di falde acquifere e di un’atmosfera, ed è stato a lungo teorizzato che potessero esserci delle alghe di stagno nelle pozze d’acqua poco profonde che riempiono i crateri più grandi. Ma la presunta scoperta di una forma più sofisticata di vegetazione sarà sicuramente una fonte di controversie, come successo nel 1970, quando un sismologo sprovveduto scambiò la detonazione di una serie di bombe a scoppio ritardato per segni di attività geologica simili a quelli trovati dall’Apollo 14 sugli altopiani lunari. La risposta definitiva dovrà arrivare da altre fotografie di qualità superiore, perché gli scienziati sono estremamente riluttanti a esplorare l’area. Come ha detto uno di loro, “preferirei fare una passeggiata nello spazio indossando un impermeabile”.

La scorsa settimana il grande successo bellico Vietnam! è arrivato al suo 3.457° giorno consecutivo, superando un successo britannico degli anni cinquanta meno conosciuto, La controguerriglia malese, e diventando il conflitto più longevo del secolo. Vietnam!, cominciato tra recensioni contrastanti ma generalmente favorevoli più di dieci anni fa, ha generato una serie di tentativi di imitazione, tra cui Cambogia!, la poco pubblicizzata Laos! e Thailandia!, che è stata opzionata e dovrebbe iniziare il casting la prossima primavera.

Nessuna di queste guerre però sembra in grado di avvicinarsi al successo di pubblico dell’originale, la cui magia ha portato quasi due milioni di americani a recarsi nel vecchio teatro del Pacifico per prendervi parte. Vietnam!, che ha oscurato perfino l’indimenticabile Corea del Sud!, è probabilmente l’ultimo degli elaborati spettacoli americani di forza che alcuni fanno risalire a Ricordiamo il Maine!, operetta comica del 1898. “Il giorno delle grandi guerre con gli ottoni è finito”, si è rammaricato un veterano. “Nessuno ha venti o trenta miliardi da investire in una produzione che potrebbe chiudersi alle Nazioni Unite dopo nove mesi. E non c’è talento. Molti di questi ragazzi arrivano e muoiono, non sono in grado di fare altro. Il richiamo della luce alla fine del tunnel, l’odore del napalm, il rombo delle granate, quel vecchio spirito del ’massacro deve continuare’, non ce l’hanno nel sangue”. Si dice che Vietnam! chiuderà ufficialmente alla fine dell’estate, ma secondo la Pentagon Productions continuerà “ancora per molti anni” con un cast interamente vietnamita.

Si parlava spesso di inquinamento da parte del governo e delle aziende. Dal numero di maggio del 1971.

Da Provo, nello Utah, sono arrivate notizie frammentate sulla morte di ottomila pecore, il terzo gregge a morire misteriosamente nella regione dopo l’incidente con il gas nervino avvenuto nella struttura dell’esercito di Dugway Proving Grounds, nel 1969. Le indagini preliminari hanno individuato cinque possibili cause per la morte degli ovini: l’erba impregnata di insetticida, le falde acquifere contaminate dal mercurio, le radiazioni causate dai test nucleari sotterranei effettuati a dicembre nel vicino Nevada, sacche persistenti di gas nervino, e infine l’età avanzata degli animali. William Ruckelshaus, capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, è andato nello Utah all’inizio della settimana e ha rilasciato una dichiarazione sulla morte delle pecore: “Anche se è troppo presto per attribuire la morte a una sola causa, è evidente che questi quadrupedi erano in avanti con gli anni. Molti di loro usavano lenti correttive per il pascolo ravvicinato e tutti mostravano il tipico pelo bianco degli animali in età senile”.









Doug Kenney (a sinistra) e Robert Hoffman con il primo numero della National Lampoon, 1970.


(Bettmann/Getty Images)





La rivista prendeva di mira continuamente Richard Nixon e la sua amministrazione, ancora di più nei numeri del 1974, anno delle dimissioni del presidente.

Fonti del senato degli Stati Uniti riferiscono che prima della decisione della corte suprema che gli imponeva di consegnare tutti i nastri con le registrazioni della Casa Bianca, il presidente Nixon stava preparando un grande sforzo per corteggiare i trenta senatori che avrebbero potuto impedire la sua condanna. In sostanza, il piano consisteva nel dare a questo gruppo, formato da democratici del sud e da repubblicani delle zone rurali, l’accesso alla tecnologia nucleare. Per placare i timori che alcuni senatori, come Hruska del Nebraska o Allen dell’Alabama, potessero diventare la settima potenza nucleare del mondo, erano previste “ispezioni regolari e continue” dei reattori e dei laboratori atomici nelle loro case, e ognuno dei parlamentari avrebbe dovuto rendere conto di tutto l’uranio e il plutonio usato.

Abbiamo anche appreso che nella settimana prima delle sue dimissioni, Nixon stava formulando con i suoi collaboratori una strategia estrema per rimanere alla Casa Bianca anche in caso di impeachment da parte della camera e di condanna al senato. Tra le linee d’azione che venivano prese in seria considerazione c’erano:

  1. Trasformare Nixon in un pacco postale, facendogli indossare un abito marrone chiaro appositamente confezionato con francobolli sulla tasca superiore sinistra e l’indirizzo “Signora Richard M. Nixon, Casa Bianca, Washington, DC, 20001” sulla manica sinistra. Per assicurarsi che il signor Nixon fosse considerato un vero pacco postale, sarebbe stato portato alla sede centrale del servizio postale degli Stati Uniti e poi riportato alla Casa Bianca sotto la custodia di un alto funzionario del servizio postale. La signora Nixon avrebbe quindi “accettato la consegna” del signor Nixon, ma non lo avrebbe aperto. Pertanto, chiunque avesse tentato di portare via il signor Nixon dalla Casa Bianca si sarebbe reso colpevole di un grave reato federale: l’interferenza con la posta degli Stati Uniti.

  2. Organizzare la donazione di Nixon agli Stati Uniti come parte della collezione permanente di oggetti d’antiquariato e manufatti della Casa Bianca, con la condizione che rimanesse nella collezione della Casa Bianca fino al 1977; poi, come nuovo presidente, Nixon avrebbe accettato gentilmente il dono.

  3. Concedere a Nixon, tramite un ordine esecutivo speciale, i diritti di proprietà sulle terre federali che circondano la Casa Bianca. Al momento in cui si discuteva di questa strategia, non si sapeva se Nixon sarebbe potuto rimanere nella Casa Bianca o avrebbe dovuto costruire una propria residenza sul prato orientale, o se fosse necessario che coltivasse parte dei terreni per mantenere i diritti di proprietà. In alternativa, è stata presa in considerazione la possibilità di trasformare l’intera area della Casa Bianca in una riserva indiana. Come molti politici, il signor Nixon è stato nominato capo onorario da più di una decina di tribù, e i suoi assistenti erano fiduciosi che almeno una di queste tribù avrebbe accettato di designarlo unico occupante della riserva Nixsioux. Tuttavia, si pensava che sarebbe stato necessario fare qualche gesto nei confronti della cultura indiana, e si dice che l’idea sia stata rapidamente accantonata quando la maggior parte dei componenti del governo si è opposta a sedersi a gambe incrociate sul pavimento della sala del gabinetto per il raduno indiano sulla sicurezza nazionale.

Poco dopo il colpo di stato in Cile, dicembre 1973.

Le persone preoccupate per il golpe violento contro Salvador Allende saranno rassicurate dal fatto che i generali al potere si stanno dando da fare rapidamente per ripristinare le tradizioni democratiche del Cile. La libertà di parola è stata reintrodotta, compreso il diritto di parlare liberamente, anche di urlare, gemere e supplicare agli interrogatori e di dire qualche breve parola prima dell’esecuzione. È stata mantenuta la libertà di stampa (anche se per ora è limitata all’industria del lavaggio a secco). L’ambizioso programma di riforma agraria di Allende non è stato smantellato: i generali hanno garantito a tutti i contadini che non vogliono continuare a lavorare per i ricchi proprietari terrieri un appezzamento di terra di un metro e mezzo di larghezza, un metro e mezzo di lunghezza e un metro e mezzo di profondità. Le libere elezioni saranno ripristinate appena i partiti di opposizione, che ultimamente sono stati colpiti da una tragica ondata di morti improvvise, saranno in grado di riorganizzarsi.

E in un ulteriore sforzo per tornare alla normalità, il capo della giunta, il generale Pinochet Ugarte, ha organizzato una serie di emozionanti gare di atletica nello stadio di Santiago, dove al suono della mitragliatrice da starter, rifugiati politici di sinistra provenienti da decine di paesi latinoamericani cercano di sfuggire ai proiettili. Il nuovo regime sta lavorando duramente per sostituire l’approccio marxista-leninista al governo di Allende con un capitalismo radicale incarnato nei famosi slogan: “Lavoratori del mondo, state zitti, non avete nulla da perdere se non le vostre vite” e “i mezzi di produzione dovrebbero essere di proprietà dei proprietari”. In genere si pensa che, con l’aiuto di organizzazioni statunitensi come la Cia (Centro per l’amicizia internazionale), il Cia (Comitato per l’indipendenza nelle Americhe) e la Cia (Consiglio per l’assistenza interamericana), il Cile sarà in grado di recuperare in pochi anni il posto che gli spetta nella vetrina della democrazia statunitense insieme a Corea del Sud, Filippine e Vietnam del Sud.









A sinistra il numero di aprile 1976, a destra quello di novembre 1970.







Tra gli eredi più recenti di questa tradizione satirica c’è The Onion, una rivista fondata da due studenti dell’università del Wisconsin, Tim Keck e Christopher Johnson, nel 1988. Rimasero al timone per circa un anno, poi vendettero la rivista per 16mila dollari, senza immaginare il successo che sarebbe arrivato negli anni successivi, soprattutto dopo lo sbarco su internet. L’articolo forse più famoso mai pubblicato da The Onion è uno sulle stragi da arma da fuoco, intitolato “Non c’era modo di evitarlo”, dice l’unica nazione dove questo succede regolarmente: esce dopo ogni nuova strage, con lo stesso testo, cambia solo il posto e il numero delle vittime.

Di seguito due articoli che rendono bene lo stile satirico di The Onion.

Clinton manda le vocali in Bosnia (pubblicato nel 1995)

WASHINGTON Ieri, davanti a una sessione congiunta d’emergenza del congresso, il presidente Clinton ha annunciato un piano per il dispiegamento di più di 75mila vocali nella regione della Bosnia, devastata dalla guerra. Il dispiegamento, il più grande del suo genere nella storia americana, fornirà alla regione le lettere A, E, I, O e U, di cui la regione ha bisogno, e si spera di rendere più pronunciabili innumerevoli nomi bosniaci.

“Per sei anni siamo rimasti a guardare mentre nomi come Ygrjvslhv, Tzlynhr e Glrm venivano orribilmente massacrati da milioni di persone in tutto il mondo”, ha dichiarato Clinton. “Oggi gli Stati Uniti devono finalmente prendere posizione e dire ‘Basta’. È ora che il popolo bosniaco abbia finalmente qualche vocale nelle sue parole incomprensibili. Gli Stati Uniti sono orgogliosi di guidare la crociata in questa nobile impresa”.

Il dispiegamento, soprannominato “Operazione Vowel Storm”, è previsto per l’inizio della prossima settimana, e le città portuali di Sjlbvdnzv e Grzny dovrebbero essere le prime destinatarie. Due aerei da trasporto C-130, ciascuno dei quali trasporta oltre 500 scatole da 24 lettere “E”, voleranno dalla base aerea di Andrews attraverso l’Atlantico e sganceranno le lettere sulle città.

I cittadini di Grzny e Sjlbvdnzv attendono con ansia l’arrivo delle vocali. “Mio Dio, non penso che potremo resistere un altro giorno”, ha detto Trszg Grzdnjkln, 44 anni. “Ho sei figli e nessuno di loro ha un nome comprensibile per me o per chiunque altro. Signor Clinton, per favore, mandi alla mia povera e misera famiglia solo una ’E’. Per favore”.

Grg Hmphrs, 67 anni, residente a Sjlbvdnzv, ha detto: “Con poche lettere potrei essere George Humphries. Questo è il mio sogno”. Il lancio aereo rappresenta il più grande invio di lettere a un paese straniero dal 1984. Durante l’estate di quell’anno gli Stati Uniti spedirono 92mila consonanti in Etiopia, fornendo a città come Ouaouoaua, Eaoiiuae e Aao scorte vitali di L, S e T.

La Cia si accorge di aver usato evidenziatori neri per tutti questi anni (pubblicato nel 2005)

LANGLEY, VIRGINIA Un rapporto pubblicato martedì dall’ufficio dell’Ispettore generale della Cia ha rivelato che l’agenzia ha erroneamente oscurato centinaia di migliaia di pagine di informazioni di intelligence con evidenziatori neri.

Secondo il rapporto, alcune sezioni dei documenti – “quasi invariabilmente i passaggi più cruciali” – sono macchiate da un inchiostro nero indelebile che rende le righe impossibili da leggere, a causa di una politica di evidenziazione top-secret iniziata fin dalla nascita dell’agenzia, nel 1947.

Il direttore della Cia, Porter Goss, ha ordinato ulteriori indagini interne.

“Perché è andata avanti così a lungo?”, ha chiesto Goss in una conferenza stampa convocata poco dopo la pubblicazione del rapporto. “Sono frustrato come chiunque altro. Non si riesce a leggere nulla di ciò che è stato evidenziato. Se fossi stato lì a consigliare l’ex direttore della Cia, Allen Dulles, avrei suggerito di usare il tradizionale colore giallo o rosa”.

Goss ha aggiunto: “Probabilmente in questi documenti c’erano informazioni molto, molto importanti”.

Alla domanda di un giornalista se l’inchiostro nero avesse lo scopo di oscurare intenzionalmente delle informazioni, Goss ha risposto: “Buon Dio, ma perché?”.

Goss ha lamentato il fatto che l’opinione pubblica probabilmente non conoscerà mai i particolari di eventi storici come la guerra fredda, il movimento per i diritti civili o la crescita del traffico internazionale di droga. “Sono sicuro che la Cia ha avuto un ruolo importante in tutte queste cose”, ha detto Goss. “Ma non lo sapremo mai con certezza”.

Oltre a oscurare la documentazione storica, l’uso degli evidenziatori neri, noti anche come “pennarelli indelebili”, potrebbe aver ostacolato o addirittura impedito la riuscita di operazioni importanti. Lo studioso della Cia Matthew Franks è stato costretto ad abbandonare il lavoro su un libro sull’invasione della Baia dei Porci dopo che i documenti declassificati si sono rivelati quasi impossibili da leggere.

“Con tutte le evidenziazioni contenute nei documenti, non c’è da stupirsi che l’invasione sia fallita”, ha detto Franks. “Non capisco come ci si aspettasse che gli agenti sul campo potessero capire gli ordini dei superiori”.

Il rapporto dell’ispettore generale ha citato in particolare i danni causati dall’evidenziazione nera ai documenti riguardanti l’assassinio di John F. Kennedy: migliaia di pagine “sono completamente evidenziate, dal margine superiore a quello inferiore”.

“Non è chiaro esattamente perché i burocrati della Cia abbiano scelto di evidenziare interi documenti”, si legge nel rapporto. “Forse i documenti erano estremamente importanti in ogni dettaglio, oppure gli agenti, non diversamente dalle matricole del college, erano sopraffatti dal materiale da leggere e si sono lasciati trasportare”.

Non è chiaro nemmeno il motivo per cui siano stati scelti gli evidenziatori neri. Alcuni danno la colpa alla cultura chiusa ed elitaria della Cia. Un ex ufficiale dell’agenzia, parlando a condizione di restare anonimo, ha detto che evidenziare i documenti con penne nere era una pratica comune e universale.

“Sembrava controintuitivo, ma i superiori non sapevano cosa stessero facendo”, ha detto l’ex agente. “Una volta mi è stato ordinato di inserire dei fogli in una fotocopiatrice per fare il backup di alcuni documenti top-secret molto importanti, ma si è scoperto che si trattava di una specie di dispositivo che riduceva la carta a brandelli”.

Si ispira all’umorismo della National Lampoon anche Andy Borowitz, che da anni scrive una rubrica molto popolare per il New Yorker. Borowitz ha diretto l’Harvard Lampoon negli anni ottanta, ha ideato e coprodotto, tra le altre cose, Willy, il principe di Bel-Air. I suoi articoli si fondano sul contrasto tra il contenuto surreale e il tono piatto, simile a quello di un’agenzia, che rende il testo abbastanza credibile.

L’Iraq si offre di aiutare a instaurare la democrazia in North Carolina (pubblicato il 4 dicembre 2018, dopo la scoperta di irregolarità nelle elezioni per un seggio in North Carolina).

BAGHDAD Il governo iracheno ha annunciato martedì che cercherà di costruire una coalizione internazionale per instaurare la democrazia nello stato della North Carolina.

Parlando ai giornalisti a Baghdad, il presidente iracheno, Barham Salih, ha dichiarato che l’Iraq ha contattato le potenze regionali, tra cui Canada e Messico, per lanciare un’invasione militare del nono distretto congressuale della North Carolina per “proteggere il diritto all’autodeterminazione dei cittadini dello stato”.

Mentre molti nella comunità internazionale hanno lodato il desiderio di Salih di portare la democrazia in North Carolina, alcuni critici hanno avvertito che lo sforzo potrebbe finire per destabilizzare altri stati americani.

“Se la North Carolina ottiene la democrazia, è solo questione di tempo prima che anche i cittadini del Wisconsin, della Georgia e di altri stati falliti la richiedano”, ha dichiarato Muqtada al Sadr, politico e leader religioso iracheno. “L’Iraq potrebbe ritrovarsi in un pantano senza una strategia di uscita”.

Accantonando queste preoccupazioni, il presidente Salih ha affermato che la sua coalizione internazionale potrebbe inviare truppe già la prossima settimana. “Saremo accolti come liberatori”, ha previsto.

Leggendo gli articoli uno dopo l’altro si capisce come sia cambiata la satira – le storie della National Lampoon sembrano più concrete, più politiche – ma il cambiamento più importante sta nel modo in cui questi contenuti si diffondono e sono percepiti dal pubblico. Una grande differenza naturalmente l’ha fatta internet. Non solo perché ha dato potenzialmente a chiunque la possibilità di pubblicare contenuti satirici. Ma anche e soprattutto per come ha reso più difficile distinguere tra storie satiriche e quelle semplicemente false che vengono scritte e diffuse per motivi politici.

Oggi la maggior parte delle persone arriva agli articoli dai social network, spesso senza conoscere la fonte dell’articolo. Inoltre sono sempre di più le pagine web costruite per sembrare veri siti d’informazione. Capita spesso che chi scrive e diffonde notizie false si difenda sostenendo di aver voluto fare satira. Non aiuta nemmeno il fatto che di recente l’attualità, soprattutto quella politica, sia diventata particolarmente surreale. Si è visto durante la presidenza di Donald Trump: qualsiasi notizia su di lui poteva essere potenzialmente vera, e quindi tutte potevano essere false.

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Dopo che si è aperto il dibattito su come arginare le fake news, alcuni giornalisti e siti satirici hanno deciso di esplicitare l’intento umoristico degli articoli. Una scelta strana, se si pensa che la riuscita di un pezzo di satira dipende in buona parte dalla capacità di sorprendere. Il New Yorker ha cambiato la descrizione della rubrica di Andy Borowitz: da The Borowitz Report a Satire from The Borowitz Report, con l’aggiunta della frase “not the news”. The Onion non ha fatto lo stesso, ed è stato criticato dopo che alcune delle sue storie si sono diffuse in modo incontrollato online. Qualche anno fa è stato creato un sito, realorsatire.com, in cui gli utenti possono incollare un link e capire se si tratta di un articolo vero o satirico. Immagino che quelli della National Lampoon non avrebbero approvato.

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Da leggere Qui ci sono i numeri della National Lampoon dal 1970 al 1976.
Oltre ad Animal house, un altro grande successo cinematografico di quel gruppo è National Lampoon’s Vacation, che racconta il viaggio tragicomico in macchina di una famiglia da Chicago alla California. È tratto da un articolo meraviglioso di John Hughes uscito sulla rivista, si può leggerlo per intero qui. Andy Borowitz ha pubblicato un libro molto bello, The 50 funniest American writers, in cui raccoglie i contenuti dei suoi umoristi preferiti. Si può comprare su Kindle (in inglese).

Da vedere Due cose molto belle sulla storia della National Lampoon: il film A futile and stupid gesture, uscito nel 2018 su Netflix, e il documentario Se non vieni a vedere questo film ammazziamo il cane, su Prime Video.

Da ascoltare Un podcast di This American Life racconta la redazione di The Onion.

Questo titolo è tratto dalla newslettersettimanale Americana, che racconta cosa succede negli Stati Uniti. Ci si iscrive qui.

La satira con una pistola alla tempia